Autore:

Il nuovo sito è online!


Gentili signore, egregi signori,

siamo lieti di presentarvi la versione 2012 di Momoland!

Il nuovo sito ha una grafica rinnovata e meno pesante rispetto alla vecchia versione con sfondo nero. Lo stile è più elaborato e in versione fumetto.

I nostri alter ego virtuali (e anche quelli di Kimo e Nanuk) vi salutano!

Ciao!

P.S.: Ah, e dimenticate Typekit. Google offre un servizio molto simile ma soprattutto gratuito (Google Web Fonts).

Typekit

 

TypekitEditor

Typekit è un servizio internet, recentemente comprato da Adobe, che permette di utilizzare una vastissima libreria (tipo qualche migliaio) di font. Ci sono tre pacchetti a pagamento (da 25$ a 100$ all’anno) e uno gratuito. Con il pacchetto gratuito avete accesso ad una libreria ristretta (ca. 3280 font!), potete utilizzarne solamente due per sito e nell’angolo in basso a destra resta il logo di Typekit.

Una volta ho letto su una manuale di Latex, che non bisogna mai esagerare con i font. Bisognerebbe limitarsi a due: uno per il testo e uno per i titoli. Per cui il pacchetto “Free” è quello che fa per noi.

L’utilizzo è semplicissimo: si copia il collegamento al javascript di Typekit nell’head del sito ed il gioco è fatto. I font vengono gestiti con il typekitEditor, una semplicissima WebApp.

Al momento attuale stiamo utilizzando Blambot casual per i titoli e Gesta per i paragrafi. La cosa bella però è cambiare!

Botswana: una prima serie

botswana-7858-Modifica-2.jpg

I leoni di Duba Plains

Ho appena finito di caricare le mie foto del Botswana (per quelle della Simona ci vuole un po’ più di tempo). Nella sezione viaggi trovate una piccola selezione delle 1681 foto scattate durante le due settimane di viaggio. Buona visione!

Itinerario:

  • 6 Marzo 2012: Zurigo -> Johannesburg, arrivo il 7 marzo. Una notte a Johannesburg
  • 8-11 Marzo: Johannesburg -> Maun -> Central Kalahari Game Reserve. Tre notti nel Kalahari Plains Camp.
  • 11-14 marzo: Central Kalahari Game Reserve -> Duba Plains (Okavango Delta).  Tre notti, solamente :-(
  • 14-17 marzo: Duba Plains -> Jacana (Okavango Delta)
  • 17-20 marzo: Jacana -> Duma Tau (Linyanti)
  • 20-22 marzo: Duma Tau -> Victoria Falls (Zimbabwe)
  • 22 marzo: Victoria Falls -> Johannesburg -> Zurigo, arrivo il 23 marzo.

Autoritratto

Non ho molte fotografie di me stesso. Il motivo è presto spiegato: di solito sono io a fare le foto.

Quando è stata introdotta la Timeline di Facebook, alcuni utilizzatori molto più creativi di me si sono dati da fare per personalizzare al massimo il loro profilo. L’idea mi è subito piaciuta. Siccome è il mio profilo mi è sembrato giusto prendere il posto di protagonista. Avevo alcune mezze idee, ma niente di concreto e soprattutto nemmeno una foto pronta all’uso. Nessuna foto pronta all’uso? Sfogliando la mia libreria di Lightroom mi sono accorto di avere pochissime foto di me! Inoltre nella maggior parte sono in compagnia della mia dolce metà. La conseguenza logica di questo mio pensiero filosofico non poteva essere che quella di farmi delle foto.

Lo studio

Lo studio

Ho montato i due flash Elinchrom (softbox e ombrellino riflettente) e appeso lo sfondo grigio al muro. Ho nesso la macchina fotografica sullo stativo e l’ho collegata via USB al MacBook Air. Così facendo le foto scattate vengono salvate direttamente nel computer (il cosiddetto tethering). Questo mi permette di scattare la foto e vedere subito il risultato; il computer è infatti girato verso di me.

Innanzitutto ho fatto qualche scatto di prova per controllare distanze e luci. Poi ho tentato (e sottolineo tentato) di farmi qualche foto seria, purtroppo con scarsi risultati. Quando tutto sembrava perduto si è accesa una lucina nella testa. In effetti mi è venuto in mente quello che mi dice sempre mia mamma, e cioè che nelle foto ho sempre una faccia da idiota. Ebbene, fotografiamo questa faccia da idiota! Et voilà, ecco le foto che stavo cercando per il mio profilo.

Per la timeline servono in realtà due semplici immagini: la copertina (850 x 134 px) e l’immagine del profilo (125 x 125 px, ma può essere anche più grande). Il trucco sta nel disegnare la copertina in modo tale che l’immagine del profilo sia parte integrante della copertina. Io ho deciso di riprendere il riquadro dell’immagine del profilo e ripeterla quattro volte all’interno della copertina. Ognuna di questi riquadri contiene un’espressione diversa. Le fotografie sono state elaborate con Lightroom (il segreto non ve lo dico), mentre la composizione è fatta con photoshop.   Il risultato è questo (oppure direttamente su Facebook):

Una volpe rossa con i suoi piccoli

03052011-volpe_rossa-96.jpg

Uno dei sei piccoli

Un collega mi ha raccontato di averli visti per caso durante il suo giro nella zona protetta del Greifensee. Probabilmente nei dintorni ci doveva essere la tana.

La sera successiva sono andato nel luogo dell’avvistamento armato di macchina fotografica ed ho aspettato. Tutto tranquillo, troppo tranquillo.

Dopo un’interminabile mezz’ora sento uno strano rumore, giro la testa ed eccoli lì. La mamma in piedi e sei piccoli intenti a poppare. Memorabile!

Dopo essersi rifocillati hanno cominciato a giocare, correndo indemoniati e mordendosi a vicenda. Impagabile il momento in cui la mamma si è seduta al sole e i piccoli l’hanno assalita.

Immagini così non si fanno tutti i giorni. Quando si fanno però, danno una soddisfazione enorme!

Martin pescatore

Martin pescatore

C’è voluto veramente poco, forse un quarto d’ora d’attesa. L’avevo già visto la sera prima verso le cinque, ma non pensavo di ritrovarlo così in fretta e a mezzogiorno. Ammetto che era molto distante, all’incirca 15 metri. Ciononostante sono soddisfatto del risultato, perché le foto sono molto nitide. Avrei voluto fotografarlo mentre si tuffava ma ovviamente è partito nell’unico momento in cui ho girato la testa dall’altra parte.

Ho usato il 300 f2.8 moltiplicato con il teleconverter 1.4. Per un uccello così piccolo (12-15 cm) e timido servirebbe un obiettivo decisamente più lungo, direi 500 o 600 mm, sempre con l’aggiunta del teleconverter.

Oppure si aspetta, magari si sposta e si posa su un ramo più vicino oppure ti vola davanti al naso. Se questa bestiola non volasse a più di 50 km all’ora sarebbe anche possibile fotografarlo in volo!

Le foto sono nella sezione immagini.

I mici fotografati in studio

Slurp! Slurp!

Ieri, come spesso accade in inverno, a Zurigo c’era una bella nebbia fitta che non faceva passare neanche un raggio di luce. Avevo voglia di andare a cercare i beccofrusoni o un tarabuso ma solo il pensiero di finire con uno sfondo bianco (magari bruciato) e le mani gelate mi ha tolto la voglia.

Allora ho deciso di fare qualche foto ai mici. Qualche mese fa ho comandato uno sfondo grigio di plastica (circa 1m x 1m) per fotografare piccoli oggetti o fare primi piani di persone. I mici sono un po’ più grandi di quello che lo sfondo può idealmente contenere ma valeva la pena di fare un tentativo. Ho appeso lo sfondo con lo scotch e posizionato i due flash (Elinchrom Style BX440), uno con ombrellino riflettente in alluminio per la luce diffusa e l’altro con ombrellino trasparente bianco per quella direzionale.

La parte più difficile è stata convincere i mici a collaborare! C’è voluto qualche minuto. Il primo a farsi avanti è stato Nanuk, forse per via dell’incentivo culinario della Simo. Poi è arrivato anche Kimo, che però non era entusiasta di camminare su quella strana plastica grigia.

Trovo che il risultato non sia affatto male. Come sospettavo i mici sono un po’ troppo grandi per lo sfondo e l’obiettivo usato (Nikkor 50mm 1.8) un po’ troppo lungo. No, in realtà il cinquantino è perfetto per questo genere di foto. Sarei dovuto stare un metro più in dietro ma c’era il muro del bagno…

Potete trovare le foto migliori nella sezione dei mici, ovviamente

Post-produzione di un file RAW

La fotografia naturalistica è piuttosto semplice: si decide cosa si vuole fotografare, si esce con l’attrezzatura, si cerca il soggetto, lo si fotografa, si torna a casa e si scaricano le foto. Questo però è solo la prima metà del lavoro.

I formati RAW e JPG

Le macchine fotografiche digitali non imprimono la luce sulla pellicola, ma su un sensore. Il sensore, attraverso il firmware della macchina, converte la luce in informazioni digitali e salva tali informazioni in un file. Il formato di questo file può variare ma solitamente se ne usano solo due: il JPG ed il RAW. Il JPG è un vero e proprio formato immagine ed ha la particolarità di essere estremamente comprimibile. Il RAW invece non è un’immagine, ma bensì un pacchetto dati contenente informazioni sui colori rosso, verde e blue (red, green, blue o RGB) e altre cose come il bilanciamento del bianco. Il file RAW si “ricorda” i valori RGB di ogni singolo pixel, i quali, per essere visualizzati sullo schermo, devono essere interpretati da un software sviluppato appositamente (un cosiddetto RAW-converter). Il nome stesso raw, che in inglese significa ‘grezzo’, indica che l’immagine non è elaborata. Il file RAW è estremamente flessibile (ma anche estremamente grande, circa 1Mb per ogni megapixel) proprio perché contiene tutte le informazioni riguardanti la luce al momento dello scatto. Il JPG invece è un file già elaborato e compresso. Attenzione però: quando il file viene compresso, molte informazioni vanno perdute in modo irreversibile! Se avete una macchina compatta non preoccupatevi, i software di queste fotocamere sono fatti per ottenere JPG di ottimo livello. Se però vi piace la fotografia digitale (e le macchina costose!) e volete avere il controllo completo sul vostro lavoro, allora non vi resta altro che scattare in RAW e comprarvi un software per lo sviluppo.  Continua a leggere »

Chi non pensa

Ogni tanto mi chiedo se la gente pensa quando parla. Una serata qualunque davanti alla televisione. Ci sta Gerry Scotti che cerca di infilarmi una bottiglia di acqua che potrei benissimo ottenere aprendo il rubinetto di cucina. Oltre ad elencare le proprietà taumaturgiche della suddetta, ci mostra con orgoglio la nuova bottiglia da un litro. Eccezionale, rivoluzionaria, comodissima e via disdicendo. Qual è il suo segreto? La forma super-compatta! Ma porca… La forma super-compatta??? Ma come fai a rendere più compatto un litro d’acqua? Spiegamelo! Un litro è un litro, c’è poco da fare! Hanno forse scoperto il segreto del gonnellino di Eta Beta? O della borsetta di Hermione?

Ma non finisce qui, come diceva Corrado alla fine della Corrida. Volete sapere un’altra proprietà dell’acqua in questione? Ebbene, l’acqua San Benedetto aiuta nell’idratazione del corpo. Aiuta? Ma come aiuta? E chi idrata, allora? Gerry Scotti? La rondine?

Cosa non si dice e quanto poco si pensa per vendere un po’ di acqua.

Islanda

islanda__607_di_2524_.jpg

Una pulcinella di mare

Dopo un lungo e attento lavoro di rifinitura, le foto dell’Islanda sono pronte. Abbiamo deciso di presentare il viaggio in due parti: paesaggi e uccelli.

In totale abbiamo percorso circa 3’800 km, da Reykjavik seguendo la Ring Road in senso orario fino al lago Myvatn per poi ridiscendere dall’Hochland e ammirare la parte sud dell’isola e i dintorni della capitale. Abbiamo scattato 2’524 foto, scese a 1’603 dopo una prima selezione e ridotte ulteriormente a 147 per il web. Di queste, 105 riguardano i paesaggi e 42 gli uccelli.

Continua a leggere »